In un contesto dove le normative mondiali a contrasto dell’inquinamento stanno diventando
sempre più stringenti ed in un momento in cui diversi comparti industriali nel mondo sono
soggetti ad importanti cambiamenti, la Leonis ha considerato strategico poter cogliere
l’opportunità di inserirsi come player qualificato per favorire il processo di cambiamento
sviluppando una tecnologia innovativa che permettesse di poter raggiungere lo scopo di un
minor inquinamento pur mantenendo un costo industriale applicativo basso.

Il settore navale, uno dei primi approcciati dalla Leonis è stato il primo campo di applicazione in cui la Società ha valutato di investire ponendosi l’obiettivo di apportare soluzioni tecnologiche e scientifiche all’avanguardia sia in termini di impianti, sia in termini di prodotto impiegato.

Tale progetto nasce dall’esperienza acquisita e dai contatti acquisiti nel corso degli anni dalla Leonis con operatori diretti nel settore navale. Rispondendo alle loro richieste e necessità di rispettare i nuovi parametri introdotti dalle nuove normative IMO e MARPOL, la Leonis ha trovato nel Grafene una possibile soluzione.

Dopo la firma con tale Società di un contratto di esclusiva per lo sviluppo dell’applicazione del Grafene in tutti gli ambiti navali, la Leonis ha iniziato il percorso di test, sviluppo ingegneristico e certificazione degli impianti prodotti.

Un minor inquinamento su vasta scala

Oggi, dopo l’avvio del progetto in ambito navale, la Leonis ha fortificato il proprio rapporto con l’azienda produttrice partner estendendo i test applicativi del Grafene ad altri prodotti di diversi settori al fine di implementarne le rese meccaniche, termiche ed elastiche. Il grafene viene considerato uno dei nuovi materiali con le più interessanti possibilità di impiego a livello globale e ben impiegato può determinare anche un minor inquinamento su vasta scala, permettendo un minor impiego dei diversi materiali nella realizzazione di prodotti finiti.

Leonis Group S.p.A. è una Società nata come trading company petrolifera, attualmente la Società
ha ampliato i propri orizzonti e si è posta nuovi obiettivi diversificando i propri interessi
commerciali, ovvero puntando anche allo sviluppo di progetti innovativi che utilizzano il grafene
come materiale di riferimento. E’ nata così una collaborazione commerciale tra Leonis Group ed un
importante produttore e fornitore di grafene che si è concretizzata nel settore della depurazione
delle acque navali nel Mondo e nella depurazione delle acque terrestri in Italia.

E’ necessario per la nostra salute e per la salvaguardia degli ecosistemi, limitare e ridurre l’inquinamento ambientale dovuto alla contaminazione delle falde acquifere e delle acque reflue. Mediante l’utilizzo dei nostri prodotti a base di grafene con la loro elevata capacità di rimuovere gli idrocarburi e le sostanze inquinanti, anche a basse concentrazioni, siamo in grado di individuare e fronteggiare le diverse problematiche ambientali.

Il grafene è “bidimensionale”, costituito da uno strato di atomi di carbonio legati uno con l’altro formando un reticolo esagonale. Possiede proprietà di assorbimento di tipo fisico eccezionali, è un “Superassorbente” in grado di catturare molecole organiche e nano particelle cinque volte più potente delle tradizionali tecnologie ed ha la capacità di rimuovere gli idrocarburi dall’acqua e purificarla. Si tratta di un “Supermateriale” dalle molteplici peculiarità.

E' inerte, sicuro, riciclabile, versatile, la sua struttura lo rende impenetrabile: nemmeno l’elio, il gas nobile con gli atomi più piccoli, può attraversarlo. Parliamo di un prodotto ecosostenibile sotto diversi aspetti: consente di recuperare e riciclare gli oli assorbiti, è esso stesso riciclabile, è costituito da un materiale naturale e non contiene sostanze tossiche.

Nel caso di applicazione di grafene puro, nello smaltimento degli idrocarburi, i prodotti filtrati possono essere separati dal grafene una volta raccolti ed essere smaltiti correttamente mentre il grafene può essere recuperato. A fine ciclo il grafene rigenerato, ma con una capacità assorbente ormai minima, può essere utilizzato per arricchire asfalti e bitumi.

Fabbricare il grafene su scala industriale è oggi ancora costoso e difficoltoso in quanto richiede un impiego di molta energia, rendendolo dunque energivoro. Al contrario di quanto su descritto, il produttore e fornitore di grafene partner di Leonis Group, ha sviluppato un processo di produzione innovativo che consente di ottenere grande quantità di grafene e di funzionalizzarlo a costo vantaggioso, a temperatura naturale, neutra.

L’impiego del grafene, si prevede, consentirà di sostituire i tradizionali prodotti utilizzati limitando l’uso di disperdenti chimici e riducendo l’impatto sugli ecosistemi naturali e sulla salute umana. I nostri filtri sono stati studiati specificamente per proporre al mercato un prodotto che potesse agire su inquinanti emergenti ed inquinanti noti riuscendo a rimuoverli, a differenza dei prodotti attualmente utilizzati.

La distribuzione delle dimensioni dei pori è stata studiata per ottimizzare il processo di assorbimento di una vasta gamma di contaminanti, polari e non polari, organici e inorganici. La scelta tecnologica dell’ultrafiltrazione, ovvero prevedere un sistema di pretrattamento dell’acqua garantisce una resa ottimale dei una lunga durata dei filtri ed una efficacia nel tempo, garantendone così l’ammortamento nel tempo. Nulla osta ad ogni modo un impiego diretto di un filtro al grafene, senza pre-trattamenti, laddove necessario e richiesto.

Il nostro scopo è la riduzione dell’inquinamento ambientale, creando un modello di business che risulti più efficiente e più economico rispetto ai sistemi oggi in commercio nel lungo periodo, attraverso un processo di ultra-filtrazione.

Sulla qualità delle acque incombono minacce ben documentate da moltissime pubblicazioni scientifiche internazionali, che riferiscono di circa 9.420 interferenti endocrini (ftalati, bisfenolo A, PBDE, alchilfenoli, etere di difenile polibromurato (PBDE) e policlorobifenili (PCB), etc.) corresponsabili di obesità, infertilità, dismetabolismo dei lipidi, danni genetici secondari e casi di cancro. Tra essi possiamo citare i PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) che nelle sole province di Vicenza, Verona e Padova hanno provocato un danno ambientale che è stimabile in circa 136,8 milioni di euro.

In aggiunta nelle acque, e quindi negli alimenti, possiamo rinvenire anche le cosiddette sostanze neurotossiche: sono circa 1.200 molecole capaci di agire sullo sviluppo del cervello che possono comportare disturbi dell’apprendimento, disturbi da deficit di attenzione e riduzione del QI e della memoria, disturbi dell’emozionalità, influenzando la qualità della vita e le relazioni sociali. Per prevenire l’inquinamento delle acque di origine industriale, domestica e agricola, da alcuni anni in molti paesi sono state introdotte leggi sempre più restrittive che obbligano le imprese e le pubbliche amministrazioni a prestare particolare attenzione nella prevenzione, controllo e riduzione dell’inquinamento idrico. Anche molti organismi internazionali, tra cui la Commissione Europea, hanno dettato un insieme di semplici raccomandazioni per una gestione sostenibile delle risorse idriche.

In Italia, negli anni settanta, con la Legge Merli, si avverte per la prima volta l’esigenza di indicare in maniera dettagliata le sostanze inquinanti ponendo dei limiti al loro scarico nelle acque e alla loro concentrazione e disciplinando la materia degli scarichi. Il D.P.R. 236 /88 è il primo esempio di attuazione di una direttiva comunitaria (la Direttiva 80/778 CEE, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano) da parte dello Stato Italiano. Questa legge regolamenta la qualità delle acque destinate al consumo umano e definisce le concentrazioni massime ammissibili (CMA) e i valori guida (VG) per differenti parametri chimici e microbiologici, indicati nella norma stessa. Inoltre stabilisce aree di salvaguardia della risorsa idrica, distinguendo zone di tutela assoluta, zone di rispetto e zone di protezione. La Legge n. 36 del 5 gennaio 1994, (la cosiddetta Legge Galli), relativa alle disposizioni in materia di risorse idriche, stabilisce che tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e che il consumo umano è prioritario rispetto agli altri usi. Con questa legge è stato avviato in Italia un profondo processo di modernizzazione e riorganizzazione del settore idrico. Con l’istituzione degli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) e dell’Autorità d’Ambito per ciascun ATO, è stato introdotto un unico soggetto per gestire l’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione dell’acqua ad usi civili, di fognatura e depurazione delle acque reflue. Bisogna tuttavia attendere il D. Lgs. 11 maggio 1999 n. 152 “Disposizioni sulla tutela delle acque dall’inquinamento e recepimento della Direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti dalle fonti agricole” per giungere ad una regolamentazione organica della disciplina delle acque. Questo decreto, con le sue successive integrazioni, è un testo di legge che si pone l’obiettivo di tutelare tutte le acque (superficiali, marine e sotterranee) per prevenire e ridurre l’inquinamento, attuare il risanamento dei corpi idrici inquinati, conseguire un miglioramento dello stato delle acque e perseguire usi sostenibili e durevoli delle risorse idriche. Questa legge prevede una ripartizione delle competenze a livello centrale (Stato) e periferico (Regioni, Province, ecc) e un sistema di sanzioni amministrative e penali per garantire il rispetto della normativa.

Per quanto riguarda gli scarichi, il decreto individua tre tipologie di acque reflue, industriali, domestiche e urbane, fissando per ciascuna una regolamentazione differente. Gli scarichi vengono differenziati in: • scarichi sul suolo, vietati salvo particolari eccezioni; • scarichi nel sottosuolo e nelle acque sotterranee, generalmente vietati, anche se vi sono eccezioni previa autorizzazione; • scarichi in acque superficiali, diversamente disciplinati a seconda della tipologia. Tutti gli scarichi devono essere autorizzati attribuendo la competenza al rilascio delle autorizzazioni alle Province ad eccezione degli scarichi in pubblica fognatura, per i quali occorre l’autorizzazione dell’ente gestore. Il D.Lgs. n. 31 del 2 febbraio 2001 (entrato in vigore il 25 dicembre 2003), in attuazione della Direttiva 98/83/CEE sulla qualità delle acque destinate al consumo umano, sostituisce ed in parte modifica il D.P.R. 236/88, eliminando il concetto di valori guida e di concentrazione massima ammissibile ed introducendo il valore di parametro. Infine, all’interno del D.Lgs. n. 152 dell’ aprile 2006, che contiene diverse norme in materia di tutela ambientale, una parte importante è dedicata alla tutela delle acque dall’inquinamento e la gestione delle risorse idriche. Gli obiettivi di tutela delle acque dall’inquinamento sono la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento dei corpi idrici inquinati nonché il loro risanamento; la protezione delle acque destinate a usi particolari; il perseguimento di usi sostenibili delle risorse idriche ed il mantenimento della capacità naturale di auto depurazione dei corpi idrici. Le normative sempre più stringenti in tal senso e la sempre maggiore attenzione alla tutela dell’ambiente costringeranno tutte le attività potenzialmente inquinanti, siano esse industriali, agricole o domestiche, a misurarsi con le problematiche ambientali e alla loro soluzione attraverso applicazioni innovative ed ecologiche come quelle a base di grafene. I filtri al grafene venduti da Leonis Group S.p.A. hanno evidenziato la caratteristica di RIMUOVERE OLTRE IL 99% DEGLI INQUINANTI PRESENTI NELL’ACQUA lasciandone intatte le proprietà minerali. I filtri hanno anche la capacità di ABBATTERE FORTEMENTE la presenza della maggior parte dei METALLI, laddove presenti, consentendo di limitarne fortemente gli effetti collaterali che questi portano con sé.